Genova e la Val Borbera



I primi giorni liguri trascorrono abbastanza lentamente tra qualche ora mattutina di decespugliatore e brevi esplorazioni di territrio mirate dopo pranzo. Rapallo, Santa Margherita Ligure, Camogli, Portofino e il Parco delle Cinque Terre sono tutte mete a portata di mano delle quali poter approfittare per un tuffo o una passeggiata sul litorale.

Sono trascorsi quindici anni dall’ultima volta che ho visitato questo territorio per una breve vacanza, e venticinque da quando ci si veniva regolarmente ogni estate a trovare lo zio Don Giuseppe ad Arma di Taggia.

In qualche modo mi rincuora l’idea di poter visitare ancora quest’angolo d’Italia, questo semicerchio di terra e pietra che sorride alle Alpi sdraiato sul mare.

Ma non ci limitamo ai litorali perchè, come sempre, sentiamo il richiamo dell’entroterra, dei borghi e delle valli dove non arriva il mare, ma resiste il desiderio di rinascere. Così ci avventuriamo sui colli Tortonesi e cogliamo l’occasione per conoscere i ragazzi di ForestIERI, un’associazione che già da quache tempo si sta impegnando a ripopolare le vaste, ricche e straordinarie terre del Giarolo. Incontriamo Felicia, che si è trasferità da Milano nel 2013, preferendo i vigneti alla città, e quest’anno avvierà un progetto di azienda agricola collettiva assieme ad un’altra famiglia. Ci racconta come ForestIERI si proponga di funzionare da “agenzia di collocamento” territoriale attraverso il proprio network, di come in realtà si offra di aiutare coloro i quali vorebbero comprendere quel territorio con le sue reali opportunità per valutare un cambio vita concreto.

Ci suggerisce una strada panoramica per il nostro rientro in Liguria e noi la ascoltiamo, trovandoci così immersi nei boschi della Val Borbera. Tra le tante esplorazioni di entroterra italiano, questa è senza dubbio la più pura e verginale.

Migliaia di ettari di bosco a perdita d’occhio, decine di chilometri senza una costruzione o un’opera artificiale che non sia l’asfalto dell’unica strada che ne percorre timida la vastità. Ad un certo punto avverto quasi una sensazione di timore, come il timore di un fedele al cospetto di Dio.

Rincasiamo col buio, stanchi per la luga traversata, ma piacevolmente sconvolti.

Mario ha un’emergenza in famiglia e si sta prendendo cura di sua sorella, per cui continua ad essere impossibilitato ad assisterci e conoscerci come vorrebbe. Questo imprevisto, oltre a preoccuparlo, sembra quasi volerlo mettere alla prova per l’ennesima volta; come se non fossero bastati gli interventi cardiaci e le orde di cinghiali che gli hanno devastato la proprietà. Nel limite del possibile, insieme a Olga, decidiamo di prendere l’iniziativa e di cominciare a mettere ordine ovunque ci risulti possibile e sicuro lavorare senza assistenza.

Ripuliamo i muri di pietra invasi dall’erbaccia nei pressi dello chalet e con il decespugliatore facciamo breccia nelle mura di rovi che hanno fagocitato le meravigliose fasce con i loro ulivi. Non è un lavoro semplice, ma riusciamo nell’impresa di ridisegnare i confini di quella che si è ormai ridotta a un’informe bolla di piante e sassi. É una goccia nell’oceano, ma è la nostra goccia e ci auguriamo che possa costituire un elemento di speranza per Mario quando la vedrà.

Decidiamo di premiare le nostre fatiche con una giornata a Genova.

É un pomeriggio piuttosto caldo, forse più adatto alla spiaggia che alla città, ma Genova è un aspiratore di anime. Non si tratta semplicemente di un labirinto, di fascino, di una gloriosa repubblica marinara o di un porto di mare. Genova è una tenda di carta appiccica-uomini.

Perdendosi tra “i labrintici vecchi carrugi” come li cantava Guccini, in realtà ci si trova. All’interno di quei pochi chilometri quadrati arginati dal mare s’incontra tutto ciò che risulta essere antropologicamente immaginabile. I fruttivendoli pakistani confinano con i pescatori napoletani e i ristoranti del Perù. Il glorioso municipio che domina la citta apre la sua porta principale sul Vico Angeli, la via delle puttane meltin-pot dove gli anziani possono tirarsi su il morale tornando dal mercato, e i marinai dar sfogo all’orgoglio del loro destino. Ci sono il Porto Antico, i super yachts dei super ricchi, le navi da crociera più ingombranti delle case popolari schierate sull’orizzonte, i senegalesi che fumano marijuana davanti alla biglietteria dei tour avvista-balene.

Genova fa male alla testa, puzza di pesce e falafel ma s’illumina di umano. Londra, al cospetto, sembra un borgo di provincia.

E incredibilmente, Genova è umile, nascosta ma senza vergogna. Non s’impone, non pretende, ma scorre e lascia passare; grande rifugio a cielo aperto per chiunque avesse bisogno di qualsiasi cosa. Qui c’è tutto, ma non si porta via niente. Così risucchia anche noi, ci obbliga a fermarci per la notte e a viverla by night, ma è una città dall’animo tanto onesto da non aver paura del buio. Notte o giorno, Genova resta Genova.

L’indomani, un po’ scossi, torniamo a Zoagli e riapprodiamo al mondo diluito e allungato che ci siamo cotrutiti intorno cercando di convincerci che sia quello reale. Usciamo per un trekking nell’entroterra e ci prepariamo per la prossima tappa: il ritorno a Ca’ Tiraglio, nel ferrarese, per il nostro primo house & pet sitting.

Rivediamo anche Mario, il quale ci è silenziosamente ma sinceramente grato. Parliamo di tanti progetti che si potrebbero portare avanti sulla sua proprietà, perchè, nonostante tutto, Mario gli ostacoli li ha sempre superati e possiede l’energia mentale di un neolaureato lanciato sul mondo. Non pretende di essere immortale, ma agisce perchè possa essere felice, e questo gli vale tutto il mio rispetto, ma soprattutto una nuova strana amicizia.

Questo viaggio è nato per innamorarci ancora, e funziona. A ogni tappa c’è un’opportunità, una vita da intraprendere, un mondo da costruire. Ogni città e ogni persona sembrano essere il “LA” per una sinfonia dove noi dirompiamo in veste di atto principale. Qua fuori ci sono gli amici, i soldi, il lavoro, il mare e le montagne che avete sempre voluto avere, ma non avete mai avuto il coraggio di cercare.

Arrivederci Mario, grazie Liguria.

Mettersi in cammino è l’unico modo per trovare la strada.



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