Partenza in PandAmia

Aggiornamento: 19 giu 2021



Il mattino della partenza, lei è lì.


Fiat Panda Van 2007, 1.1L benzina, Euro Boh, 70,000 chilometri. Rossa Campari.

In realtà una PandaSua in quanto intestata al Buba (mio papà), che a sua volta ha ricevuto il testimone dallo storico e orgoglioso proprietario: il Guerrino, una leggenda di Castel Venzago, frazione in collina alle porte di Lonato del Garda.

Niente servosterzo, ma un abitacolo da fare invidia a qualsiasi Tesla.

Un volante, cinque marce e quattro tasti corredati dall'optional senza prezzo di un orologio indipendente che si azzera a sorpresa, rendendo la vita molto più piacevole.

La carrozzeria porta i segni delle fiere lotte tra le strade di campagna, sempre tutte vinte, e la radio suona male perché bisogna saperne ascoltare le vibrazioni. E' già carica a tappo da ieri sera, superando così un primo ecocardiogramma a riposo di ciò che ci aspetta. Tra poco arriverà Alessandro, amico e giornalista di BresciaOggi per preparare l'articolo di lancio del nostro viaggio, poi dovremo salutare tutti. La condizione psicologica di mia mamma è già stata esaminata nel post precedente, quella del Buba, invece, mi è ancora incerta. Tra un preparativo e l'altro, lo trovo a falciare l'erba, come ogni mattina, a fianco del suo trattore. Ha delle mani gigantesche alle quali non mi sono mai abituato e che diverse volte (grazie anche a Claudia, mia sorella) mi hanno fatto dubitare del patrimonio genetico. Il rumore regolare dell'erba tagliata dalla falce mi trasmette la pressione delle cose che muoiono, ma mi mantiene anche in una sorta di ordine mentale, giusto.

"A che ora partite? Devo fare un salto in discarica". Le parole del Buba sembrano fuoriuscire da un corpo che vorrebbe dichiararsi neutrale, ma in realtà germogliano da un fondo d'animo depositato in quarant'anni di viaggi in giro per il mondo. Quando dopo pochi minuti lo saluterò vorrei abbracciarlo, ma tra bestie della stessa specie ci si fiuta, e soprattutto non ci si abbraccia.

"Sono tutto sudato" saranno le sue parole per augurarci buon viaggio.

Seduti in macchina, io e Olga, non capiamo niente. La stradina sterrata ci accompagna in uscita come milioni di altre volte, ma oggi sembra offesa. La Panda cigola ma scorre con la pretesa che niente stia per succedere, sostituendosi a quella sensazione di casa che ci siamo lasciati alle spalle a tempo indeterminato. Inizialmente costeggiamo la A4 in direzione est perché non avendo né fretta né destinazione evitiamo le autostrade, poi dopo Verona ci arrampichiamo attraverso la via panoramica del Soave. La Panda profuma di ProntoLegno e ci obbliga a scalare in prima nell'affrontare le salite iniziali. Per fortuna, perché altrimenti l'ansia e l'entusiasmo non ci avrebbero mai fatto fermare a comprendere il panorama oltre i finestrini. Le colline di vigneti mi ricordano Cesare Pavese, che immagino scappare verso casa dalla guerra e che non riesco a immaginare mentre si suicida con un'immagine simile negli occhi.

Grazie a GroupOn, raggiungiamo la Trattoria Tavola Veneta di Brenton Roncà, già Parco regionale della Lessinia, dove mangiamo un'ottima pizza e riproviamo a comprendere cosa ci stia succedendo. Niente da fare, troppo presto. Ripartiamo e penso che voglio passare da Este perché non ho mai capito il motivo per cui i poeti romantici amassero tanto i Colli Euganei. Quando lo capisco sono già davanti alla tomba del Petrarca.

Man mano ci muoviamo, tutto sembra avere senso senza dircelo. Meno programmiamo, meglio accade qualsiasi cosa.

Mi sento quasi violentato da una di quelle spazzole che si usano per pulire i water e che hanno cacciato giù gli ultimi due anni di vita. Per la prima volta facciamo addirittura foto e derivati per noi, ma anche per gli account social che non abbiamo mai avuto e che abbiamo aperto per documentare il viaggio. "Nessuno legge" mi hanno detto.

Prima di arrivare all'Hotel Altieri di Favaro Veneto (che io pensavo fosse Mestre) ci fermiamo alla Coop per fare un minimo di spesa. Ho sempre sentito che a Venezia è bello solo il centro, ma forse perché il viaggio è nella testa, i 15 metri quadri di Favano ricevuti in cambio di 35.40 EUR inclusa tassa di soggiorno mi sembrano le Maldive.

Mangiamo in camera, scriviamo e continuiamo a essere persi. Dopo 12 ore dalla partenza, ho già la testa piena di cose da fare e da scrivere e il telefono pieno di persone da incontrare.

Olga è al mio fianco. "Finalmente ho trovato dei cetrioli buoni".

Sta funzionando.

Domani Venezia.

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