Quel ramo del Po. Cà Tiraglio.

Aggiornamento: 19 giu 2021



Ci svegliamo presto per spacchettare gli abiti da lavoro riposti nell’apposito zaino che si trova nella sua specifica zona della Panda. Sono molto orgoglioso delle mie capacità logistiche di carico-bauli, che potrebbero derivare da una questione di DNA visto che in famiglia sono tutti abbastanza “Logistic”, o piuttosto dal viaggio in Mongolia quando a bordo di una Peugeot 206 eravamo in 4 + un’officina di autoricambi.

Il segreto sta nel dividere lo spazio a zone, e assegnare ad ogni zona un ruolo, proprio come se fossero stanze di una casa. Nell’angolo cucina per esempio ci andrà una scatola (con coperchio mi raccomando!), meglio se rigida seppur ingombrante dove mettere le provviste. Il coperchio costituirà a sua volta il pavimento del secondo piano da poter sfruttare. Ricordarsi sempre di tenere comodo/raggiungibile il necessario quotidiano (non tenetevi la tenda da campeggio sopra lo zaino dei vestiti). Controllate dieci, cento, un milione di volte tutto ciò che è liquido/odoroso e DEVE sempre esser chiuso (il mio zaino ha ancora un leggero olezzo di salmone affumicato, souvenir di Bergen, Norvegia, 2005). Se vi si rovescia l’olio d’oliva, non pensateci nemmeno e cambiate auto.

Ultimo consiglio generale: assicuratevi che sia tutto fermo/stabile/fisso perché (soprattutto in Panda Van) un rotolo di carta pulitutto industriale da 3 KG che si scaglia sulla cervicale a frenate alterne è spiacevole. Ah dimenticavo, rimettete sempre tutto dov’era prima o è la fine.

Caterina, la nostra Host, ci ha preparato un buon caffè (rigorosamente fatto con la Moka) e ha messo sul tavolo una deliziosa marmellata di ciliegie fatta da lei. Partiamo piuttosto bene.

Il programma del giorno prevede l’impregnatura di svariate sedie in bamboo misto vimini e di qualche tavolo in legno da esterno. Il temporale del pomeriggio precedente ha rinfrescato l’aria, ma soprattutto l’ha pitturata di un blu intenso, anomalo nel parco del delta del Po. Il sole è quello di quasi giugno e comincia a farsi sentire già dalle nove scottando le orecchie a Olga.

Tutto ciò che ci sta capitando è strepitoso, e ogni angolo d’Italia che stiamo raggiungendo è a suo modo un paradiso, ma Olga con le orecchie “accese” resta il masterpiece della settimana.

E’ il primo baratto dalla partenza, ma più che altro è la nostra prima esperienza del sito web barattobb.it.

La situazione sembra nuova anche per Caterina che, ogni tanto, attraversa l’aia dalle sue splendide pecore agli altrettanto splendidi cavalli e si ferma a far due chiacchiere con noi. È una signora riservata, curiosa, umile e di una educazione esemplare. Un minimo d’imbarazzo è d’obbligo. Gestisce la fattoria da sola, nel tempo libero perchè ha anche un altro lavoro, ci racconta. Da un certo punto di vista mi ricorda il Buba, mio papà, soltanto che in lei mi sembra di percepire una diversa calma tipica delle campagne, frammista al desiderio (o forse piacere) di essere aiutata. Tutte queste cose non ce le diciamo ma ci ronzano attorno tra una pennellata d’impregnante e l’altra. Caterina ci invita a raccogliere delle ciliegie dal suo albero e con una certa timidezza ci chiede del nostro viaggio. In realtà, essendo io poco incline al silenzio, non ha moltissimo da chiedere visto che le ho già sviscerato ogni dettaglio nel giro di mezza mattina, tuttavia la curiosità resta. Il lavoro, seppur ripetitivo, non è stancante, anche se, forse a causa della mitragliata di emozioni degli ultimi giorni, sia io che Olga siamo fuori forma.

Ci sentiamo drogati, sonnambuli, persi, rincorsi. Siamo felici.

Stacchiamo verso le quattro del pomeriggio per una doccia e una passeggiata a Comacchio su suggerimento di Caterina. Il centro storico mi genera una sensazione strana, come se mi trovassi in Etruria nel IX secolo avanti Cristo ma stessi per andare a Gardaland. La luce del tardo pomeriggio taglia i ponti e i canali quasi cercasse di riprodurre un De Chirico live.

Beviamo due birre preparando la tappa di domani che ci porterà a Pescia, in provincia di Pistoia, e telefono al Fiat Panda Club Italia per raccontare del nostro progetto. Mi sento un rivoluzionario, ho addosso un’energia che non ricordavo il tempo di avere. Assorbo il viaggio e tutti i “pandamici” che stiamo incontrando, componendo un mosaico interiore dove ogni tassello è un mosaico a sua volta. In questo caleidoscopio di umanità e vita vera fortunatamente comincia a non esserci più spazio per il malvagio, le invidie, le rabbie. Mirco, Caterina e tutte le persone che ci scrivono hanno già spodestato gli ultimi due anni di ansie e preoccupazioni. In questo moto rivoluzionario, parole come “amico”, “scoperta”, “pace” hanno sgomitato e schiacciato parole come “avvocato”, “intimazione”, “virus” e “notaio”. La testa mi grida dentro “pandisti di tutto il mondo, unitevi!”

A causa di questo movimento di animo e budella, la sera ho il primo crollo di nervi sotto il peso del “troppo bello”.

Guccini cantava “io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare”, ma invece di bestemmiare io avrei voglia di abbracciare un albero e piangere.

Al mattino, caricata la macchina, salutiamo Caterina. Siamo già sul vialetto quando lei, dal dentro di quella sua meravigliosa tranquillità, ci chiede se ci farebbe piacere ritornare.

“Vorrei andare via qualche giorno, magari mi guardate la casa e gli animali”.

Per un secondo temo di scoppiare a piangere per davvero. Siamo di fronte al nostro primo potenziale house & pet sitting?

Tutto funziona. E’ la cura.

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