Colli Bolognesi, Pignoletto e arrivo a Pescia

Aggiornamento: 19 giu 2021



Ci lasciamo alle spalle il Parco Regionale del Delta del Po contenti di sapere che presto torneremo.

Senza pensarci troppo, abbiamo accettato quella che a tutti gli effetti sarà la nostra prima esperienza di house & pet sitting! Come spesso accade viaggiando, la curiosità di cosa ci attende alla prossima tappa in Toscana crea una sorta di reset della memoria a breve termine.

Il viaggio dilata la concezione temporale: ieri sembra l’anno scorso, domani non arriva mai ed è impossibile dire “che giorno è”. Ogni tanto io e Olga ce lo chiediamo a vicenda come nel tentativo di tenere un gancio sul presente, ma non funziona quasi mai. La testa di chi viaggia è sempre “verso”, non si ferma.

Il post del nostro tragitto odierno pubblicato ieri sera su Instagram ci ha portato diversi suggerimenti su “cosa fare / cosa vedere” strada facendo. D’altra parte per onorare come si deve i 300 km d’Italia che affronteremo oggi servirebbero settimane, e noi purtroppo abbiamo soltanto qualche ora che ci separa dall’appuntamento con il nostro prossimo baratto.

Proviamo a entrare a Ferrara, ma il traffico ci depista. Sappiamo quanto sia bella e preferiamo tornarci con calma e, si spera, con meno macchine e lavori in corso. Oggi non ci sentiamo molto “cittadini” e, forse a causa della bellissima giornata di sole caldo-ma-non-troppo, abbiamo voglia di verde e di profumo d’erba tagliata. Il nostro amico Matteo da Desenzano del Garda sembra leggerci nel pensiero e con un miracoloso messaggio vocale ci consiglia di passare a trovare Cesare, “il filosofo del Pignoletto”, vignaiolo e titolare della storica cantina Lodi Corazza sui Colli Bolognesi.

“Andre, Cesare vi aspetta per pranzo”.

Sole, pranzo, vino, Bologna s’incontrano nel mio cruciverba mentale di felicità dichiarata. Altrettanto dichiarato è il ritardo sulla tabella di marcia. Ma, in realtà, abbiamo una tabella? Faccio ancora fatica a sentirmi libero dall’orologio perché, come a tutti, crescere a ritmo dell’incubo del tic-tac memento mori causa traumi irreversibili. Da quando veniamo al mondo ci viene insegnato soltanto a non fare tardi, a tornare presto, a essere puntuali, mai ci viene suggerito come alzare gli occhi dalle lancette per fermarsi qualche istante (e non qualche secondo) a respirare.

Questi momenti non sono un lusso, o un relax, o una pausa per farci sentire in colpa perché “non stiamo facendo niente”. Questi momenti sono la vita vera che la rincorsa a dover “fare qualcosa” ci sta portando via.

Anche Cesare la pensa così. Lo capisco quando si ferma in uno dei suoi splendidi filari e con la mano che sfiora il tralcio sembra mantenere l’equilibrio dell’intero ecosistema. Parla di biodiversità, di inerbimento, di Etruschi e di tigella vs crescentina, e lo fa collegando tutte queste cose tra loro perché così deve essere. L’amore per il suo vigneto, per il suo territorio e per sé confluisce nel poco spazio che il suo corpo occupa nel mondo. Uno spazio minuscolo, irriproducibile, troppo prezioso. Pranziamo come solo in una trattoria fuori Bologna si può pranzare, parliamo di come il mondo stia cercando di farci sparire ma noi sorridiamo e quel sorriso si fa colonna vertebrale che ci tiene tutti in piedi. Vorrei mettermi Cesare in tasca, avrei voluto metterci anche Matteo da Desenzano. Sento il bisogno di svuotare la Panda Van e caricarla di tutto quello che ogni singolo giorno ci sta regalando un po’ per sbaglio e un po’ per davvero. Finalmente le lancette si sono fermate ancora.

Salutare un pandamico è sempre doloroso, ma con Cesare è diverso perché sono sicuro che ci incontreremo di nuovo.

“Ora sappiamo di esistere” saranno le sue parole da vero filosofo per augurarci buon viaggio.

Puntiamo agli Appennini che attraverso la meravigliosa strada Porrettana, in una galleria di verde e pioggia, ci accompagneranno fino a Pescia, dove in piazza Mazzini (sempre su una Panda!) ci stanno aspettando Irene e Martin.

Lei è olandese con accento toscano, lui svizzero tedesco con gli occhi color ghiaccio, e assieme ai figli Mauro e Fabienne, il cane Zara, due gatti e sei tartarughe costituiscono un microcosmo a sé stante che non si ferma mai. Quando raggiungiamo la loro meravigliosa proprietà in collina è tutto sottosopra per i preparativi in attesa della prima comitiva che aprirà la stagione turistica. La casa è un coacervo di lavori iniziati e mai finiti tipici dell’organizzazione last minute. In realtà, conoscendo Irene minuto dopo minuto, non si tratta di scarsa capacità organizzativa, ma semplicemente di quello straordinario potere che certe persone hanno di vivere come se esistesse solo l’attimo presente. Hic et nunc.

Mi sento Kevin McCallister in "Mamma ho perso l’aereo!" alla vigilia della partenza. All'esterno l'aria è fredda e il temporale trasmette una sensazione di fine estate anche se siamo a maggio. Pure il cielo borbotta e gli ammassi nuvolosi corrono da tutte le parti a confondere ulteriormente tutto ciò che sta accadendo. Per fortuna ad arrestare questo flusso senza fine ci pensa un fulmine che colpisce la casa con un’esplosione mai sentita prima in vita mia.

Il vigile del fuoco mi chiederà se sono sicuro che sia stato un fulmine come se per me si tratti di un'attività abituale.

Tranne Irene, la quale sta già telefonando a ogni numero emergenze possibile ordinando la pizza allo stesso tempo, tutto il resto si ferma.

Niente orologi, ci guardiamo, sorridiamo.

Da domani altro baratto.

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