Veneziani Gran Signori

Aggiornamento: 19 giu 2021


Mi sveglio col terrore di dover raggiungere Venezia.

"Favaro può bastare..?"


La mia domanda si schianta contro quella cortina di ferro in cui Olga si trasforma ogni volta che non voglio andare a Venezia. E fino ad oggi ci sono state un sacco di volte.

Non so perché, non ho mai avvertito il fascino della laguna. Forse perché troppo "mainstream", forse perché arrivarci in treno da Desenzano del Garda costa come un weekend a Berlino all inclusive, o forse perché, al contrario di Berlino, l'ho sempre visitata e mai vissuta. Se poi si considerano i risultati della prima pagina di Google "parcheggiare a Venezia", ogni forma di panico psico-depressivo da città sull'acqua vien da sé. Meglio muoversi "alla vecchia" e chiedere alla reception, dove per altro mi auguro ci sia ancora quell'omone inanellato d'oro che ci ha fatto il check-in ieri sera.

Scendo per le scale e lo vedo brillare dietro la paretina di plexiglass che nulla può contro i suoi gioielli.

"Scusi, consigli per arrivare a Venezia?"

"Lasci macchina qui. Gratis. Prendi linea 19 qui a venti metri. Quando torni io vedo da telecamera".

Vorrei chiedergli di ripetere tutto per poterlo registrare e spendere il resto dei miei giorni affinché possa essere lui a risultare nella prima pagina di Google, tuttavia mi limito a essergli eternamente grato.


Con 6 EUR acquistiamo il biglietto di andata e ritorno per due persone, e in 18 minuti spaccati siamo in Piazzale Roma.

Tragedia: non ho ancora bevuto il caffè. E sono a Venezia.

Dei rigagnoli di sudore freddo m'indirizzano verso il Pullman Bar che ha tutta l'aria del mio posto preferito: 1.10 EUR per un ottimo caffè, pericolo scampato.


In teoria ora dovremmo iniziare a seguire la via crucis "Freccia Rialto" / "Freccia San Marco", ma per la prima volta non vedo masse informi da seguire. Ed è domenica. Sta andando tutto troppo bene e non posso ancora arrendermi al fatto che Venezia non sia una tragedia. E poi son sicuro che questo viaggio mi stia anche alterando le percezioni. NO ai facili entusiasmi.


Sono circa le 10 e alle 10.30 abbiamo appuntamento con Mirco Salvadori, suggeritomi dal mio caro amico Luca Formentini del Podere Selva Capuzza e primo passaparola del nostro viaggio. Questo incontro al buio mi trasmette una giusta vibrazione, probabilmente grazie alla fonte che l'ha organizzato, allo stesso tempo però siamo a Venezia e Olga vuole fare/vedere TUTTO. Perdendoci tra qualche calle, sia noi che Mirco raggiungiamo il Ponte delle Guglie puntuali e con fare beato.

Ci sono delle persone che emanano un'aurea di genuina serenità. Nonostante la mascherina e l'impossibilità di stringersi la mano, il distanziamento sociale (la più terribile/temibile imposizione degli ultimi duemila anni) non sarà mai in grado di annullare la percezione di un essere umano quando l'abbiamo di fronte.

Come non togli l'istinto all'animale, all'uomo non si può togliere l'umanità. Altrimenti non sarebbe uomo.

Nei 30 passi che ci separano dal tavolino del bar, Mirco si presenta calmo, accomodante nei modi ma non "per forza". Ci ascolta, o più che altro MI ascolta visto che dalla partenza (forse anche prima?) sono un fiume in piena che non sa più come arginare i pensieri straripanti. Ho l'impressione che sorrida come per dire "ci siamo già capiti".

E io capisco lui, lo colgo.

La musica, la sua attività di critico e scrittore nel mondo dell'Italia davvero indipendente, dell'Italia quindi vera. L'unica cosa che non comprendo è se mi stia lasciando sfogare o se sia davvero un bravo ascoltatore. Bastano pochi minuti a darmi una risposta e a sentire nelle sue parole che Mirco, nei decenni trascorsi con la penna in mano e l'occhio aperto, è almeno due passi avanti. Ed è veneziano DOC, situazione che mi mette in crisi definitivamente.

Come se il flusso di energia alla "n" non bastasse, si aggiunge anche la sua compagna Serena, magico completamento a un tavolino qualsiasi di un qualsiasi canale che ha però tutto tranne che del qualsiasi.

Il caffè diventa un aperitivo, si parla di Mayakovsky, di Giovanni Lindo Ferretti, di capre, di Missoni e tutto ha senso. Venezia è stupenda.

Nel paio d'ore trascorse assieme, il nostro viaggio si è ramificato a estuario, arricchendo ulteriormente la già folta lista di "cose da fare/persone da vedere". Persino Olga è contenta e felice di aver trovato Persone, che troppo spesso giudica a priori come perdite di tempo.

Da qui tutto in discesa. Camminiamo per chilometri, ogni angolo è una meraviglia, l'aria che ho sempre pensato puzzare di umido profuma di mare, lo spritz dei cinesi del BarCollo è di una bontà incredibile.

Cosa mi sta succedendo? Mirco e Serena (e Campari) è colpa vostra?


Quando arriviamo in Piazzale Roma per riprendere la linea 19 comincia a piovere. Pateticamente penso che "Venezia piange la nostra partenza", ma in realtà son sicuro che sia Venezia a volermi mettere alla prova fino all'ultimo. Stavolta però vinco io.

Salutiamo l'omone dorato alla reception che ci ha cortesemente permesso di tenere la macchina nel parcheggio tutto il giorno (a gratis per davvero!) e muoviamo verso Pergolotte, da qualche parte dopo Chioggia.

Arrivati al B&B Garden of Venice mi telefona Andrea Marchesi di Radio Deejay.

Altra notte insonne.

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